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Il pirata senza pace!

29 Luglio 2015

A distanza di undici anni da quel tragico 14 Febbraio 2004, l’indagine sulla morte di Marco Pantani si arricchisce di nuovi elementi che contraddicono la prima sentenza sul caso, mostrando nuove incognite sui rilievi fatti nella stanza D5 del Residence Le Rose di Rimini, dove il Pirata se ne è andato.  Le incongruenze sono sempre state tante, e le persone vicine a Marco hanno sempre lottato per farle emergere. Per arrivare ad una verità che “Il Panta”; la famiglia; i suoi tifosi e il ciclismo intero merita.  E così durante una puntata di Top Secret, Claudio Brachino torna sul Caso Pantani insieme a Mamma Tonina, Antonio de Renzis, legale della famiglia, e Davide De Zan, giornalista di Mediaset, amico di Marco e uno dei tanti da tempo alla ricerca della verità. 

http://adm.ms/oXMjIg

Le incongruenze sono tante e ben descritte nel libro di De Zan: “Pantani è tornato”. Quel sangue diffuso nella stanza simbolo di uno spostamento del corpo. Quei giacconi trovati nella stanza che il Pirata non aveva con sé all’arrivo. Quelle indagini fatte dalla scientifica senza guanti. Quel cassetto rovesciato dagli agenti di Polizia. Quella bottiglia sulla testata del letto mai analizzata. Quello specchio caduto in terra nel bagno ma non rotto. Quel fantomatico lavandino che, come dichiarato in una testimonianza, si trovava nel mezzo alla stanza poco dopo il ritrovamento del corpo. Ma nel filmato delle autorità si trova al suo posto. Quell’orologio fermo alle 16:55 come se avesse subito un colpo da farlo fermare. E poi quella pallina, di pane misto a cocaina, trovata accanto al corpo di Marco. Una pallina bianca. Immacolata. Nel mezzo al sangue.  E proprio questa “prova” per gli inquirenti era il simbolo della morte del Pirata. Pantani aveva ingoiato questa pallina di pane e poi l’aveva rigettata. Ma perché era intonsa?  Come poteva essere rimasta così? 

  

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In tanti, compreso il sottoscritto, si sono chiesti il perché di tutte queste incognite? Ed è proprio da quella pallina che arriva un altro indizio verso la verità. Un infermiere del 118, il primo intervenuto quella sera  è stato intervistato, per la prima volta nel giro di undici anni, da Davide De Zan. Il paramedico ha dichiarato che quella pallina non c’era.  Egli, con gli altri colleghi, non la ricorda. E allora chi ce l’ha messa? Perché non è stato ascoltato in precedenza? Eppure sono stati i primi ad intervenire sulla scena del crimine. I soccorritori conoscono cosa c’era in quella stanza.  Poi, aggiunge l’intervistato, quelle macchie di cocaina accanto alla bottiglia sopra il letto, non erano presenti quando sono arrivati. 

Il difficilissimo puzzle messo in atto dall’avvocato De Renzis; da Mamma Tonina; da Davide de Zan; dallo stesso Claudio Brachino che, da direttore, si è dimostrato in altre occasioni vicino a questa vicenda mandando in onda servizi esclusivi, sta piano piano prendendo forma. Le due inchieste, quella di Forlì e quella di Rimini, come dichiara fiera mamma Tonina, sono ancora aperte a differenza di quanto detto in Dicembre.  La verità vincerà. Come sempre.

DARIO BALDI

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