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È successo di nuovo: un’auto finisce sul percorso durante la gara

È successo di nuovo: un’auto finisce sul percorso durante la gara

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15 Ottobre 2026

 

A pochi giorni dalla protesta dei corridori al Giro di Lombardia, un’altra automobile si è ritrovata sul tracciato di una corsa professionistica. È accaduto durante la prima tappa su strada dell’Eneco Tour, nei Paesi Bassi: tre corridori in fuga si sono trovati davanti un veicolo privato, evitando per fortuna conseguenze peggiori.

La sicurezza torna al centro del dibattito nel ciclismo professionistico. E lo fa con un episodio che riporta immediatamente alla memoria quanto accaduto nelle classiche italiane di inizio ottobre.

Mercoledì 14 ottobre, durante la prima tappa su strada dell’Eneco Tour 2026, una vettura privata è entrata sul percorso di gara, ritrovandosi davanti ai tre corridori che in quel momento si trovavano al comando della corsa.

La fuga si trova davanti un’automobile

I protagonisti dell’episodio sono stati Rick Ottema, Luke Verburg e Johan Dorussen, in fuga durante la frazione con partenza e arrivo a Ede, nei Paesi Bassi.

A circa 70 chilometri dal traguardo, i tre atleti si sono trovati improvvisamente davanti un’automobile che stava circolando sul tracciato nella loro stessa direzione.

La situazione avrebbe potuto trasformarsi in un incidente. A evitare conseguenze è stato anche il tempestivo intervento di una moto di servizio, che ha accompagnato il veicolo fuori dalla traiettoria dei corridori, invitando il conducente a fermarsi.

L’episodio si è concluso senza conseguenze fisiche per i tre fuggitivi, ma lo spavento è stato inevitabile. E soprattutto è tornata una domanda alla quale il ciclismo fatica ancora a dare una risposta definitiva: come può un veicolo estraneo alla corsa riuscire a entrare sul percorso mentre la gara è in svolgimento?

Dalla Coppa Bernocchi all’Eneco Tour: una sequenza preoccupante

L’episodio olandese non è isolato. Nei giorni precedenti, il ciclismo aveva già dovuto fare i conti con altri problemi legati alla presenza di veicoli sul percorso.

Alla Coppa Bernocchi, disputata il 5 ottobre, un furgone per le consegne era entrato sul tracciato mentre la corsa era in svolgimento. Gli organizzatori avevano riconosciuto la gravità dell’accaduto, annunciando verifiche per capire come il mezzo fosse riuscito ad accedere al percorso.

Al Giro dell’Emilia, il 3 ottobre, alcuni corridori avevano incontrato un’automobile privata lungo il tracciato durante la fase finale della gara.

Alla Tre Valli Varesine, invece, due atleti erano rimasti coinvolti in un incidente con una moto della polizia. Tom Pidcock aveva denunciato pubblicamente l’accaduto, sollevando interrogativi sulla gestione della sicurezza in corsa.

Episodi differenti, ma accomunati da un elemento: la necessità di proteggere i corridori da situazioni che non dovrebbero verificarsi durante una competizione professionistica.

La protesta al Lombardia non è bastata

Il nuovo caso arriva a pochi giorni dalla protesta inscenata dal gruppo al Giro di Lombardia. Prima della partenza della Monumento, i corridori avevano ritardato l’avvio della gara per richiamare l’attenzione sui rischi affrontati quotidianamente in corsa e chiedere maggiori garanzie a organizzatori e istituzioni del ciclismo.

Il messaggio era chiaro: la sicurezza non può essere considerata un tema secondario e richiede interventi concreti, dalla gestione del traffico al controllo degli accessi, fino al coordinamento tra tutte le persone impegnate nella protezione della gara.

La presenza di un’automobile sul percorso dell’Eneco Tour, appena quattro giorni dopo quella protesta, rende ancora più difficile archiviare la questione come una semplice fatalità.

Un problema che il ciclismo non può ignorare

Questa volta non ci sono stati feriti. È una buona notizia, ma non può bastare a chiudere il caso.

Quando un’automobile si trova davanti a corridori lanciati a velocità elevata, il margine per evitare l’impatto può essere ridottissimo. Basta una frenata improvvisa, una manovra sbagliata o una differenza di velocità per trasformare uno spavento in un incidente grave.

La sicurezza di una gara ciclistica dipende da un sistema complesso: chiusure stradali, transenne, segnalazioni, personale sul percorso e coordinamento con le autorità. Se un veicolo estraneo riesce a superare queste protezioni, è necessario capire dove si sia verificata la falla e come impedire che accada nuovamente.

L’Eneco Tour si aggiunge così a una serie di episodi che, nell’arco di pochi giorni, hanno riportato il tema al centro dell’attenzione.

Il ciclismo ha bisogno di corse spettacolari, grandi campioni e tifosi lungo le strade. Ma prima di tutto ha bisogno di percorsi sicuri.

Perché questa volta è andata bene. La prossima, però, non si può lasciare nulla al caso.

 

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