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15 Settembre 2026

ANCORA IN GRUPPO

 

L’intervista impossibile nel giorno in cui avrebbe compiuto 107 anni

15 settembre 1919. Castellania.

Inizia da qui la storia di Fausto Coppi, uno degli uomini che più di ogni altro ha cambiato il modo di intendere il ciclismo.

Oggi, 15 settembre 2026, il Campionissimo avrebbe compiuto 107 anni.

E proprio oggi CiclismoOggi.it inaugura “Ancora in Gruppo”, una nuova rubrica nella quale proveremo, attraverso l’intelligenza artificiale e la memoria dello sport, a riportare idealmente in gruppo i grandi campioni del passato.

Non è un’intervista realmente avvenuta e non vuole essere presentata come tale. È un viaggio nella memoria, un dialogo immaginario costruito sulla vita, sulla carriera, sulle imprese e sulla personalità dei protagonisti.

E per cominciare non potevamo scegliere che lui.

Fausto, oggi è il tuo compleanno. Se potessi tornare per un giorno sulle strade del ciclismo, quale sarebbe la prima cosa che vorresti vedere?

«Vorrei vedere una bicicletta. Una bicicletta qualsiasi. Perché alla fine è da lì che è cominciato tutto. Prima delle vittorie, delle maglie, delle grandi corse e della fama c’era una bicicletta. E c’era un ragazzo che aveva voglia di pedalare.»

Ti chiamavano il Campionissimo. Ti sei mai sentito davvero così?

«Erano gli altri a chiamarmi così. Io mi sentivo semplicemente un corridore. Quando sei in bicicletta non contano i soprannomi. Contano le gambe, la testa e la strada che hai davanti.»

La tua impresa più famosa resta forse la Cuneo-Pinerolo del 1949. Cosa ricordi di quella giornata?

«Ricordo la strada. Ricordo la fatica. Ricordo che a un certo punto ho pensato che fosse il momento di andare. Non sempre hai bisogno di sapere dove arriverai. A volte devi semplicemente partire.»

Eri consapevole di stare entrando nella leggenda?

«No. La leggenda la costruiscono gli altri, dopo. Quando corri pensi soltanto alla corsa.»

Quanto era importante per te Gino Bartali?

«Molto più di quanto si possa raccontare. Un grande avversario ti obbliga a diventare migliore. Senza Bartali, forse, anch’io sarei stato un corridore diverso.»

Eravate davvero così diversi?

«Eravamo diversi in tante cose. Ma avevamo una cosa in comune: volevamo vincere.»

Se potessi pedalare oggi con un giovane corridore, cosa gli diresti?

«Gli direi di non avere fretta. Le vittorie arrivano, oppure non arrivano. Ma la passione deve rimanere. Se perdi quella, hai già perso la corsa più importante.»

Il ciclismo di oggi ti piacerebbe?

«Credo di sì. Le biciclette sono cambiate, le strade sono cambiate, il modo di allenarsi è cambiato. Ma quando un corridore scatta in salita e prova a lasciare gli altri alle sue spalle, quella sensazione non cambia.»

Qual è stata la vittoria più importante della tua carriera?

«Forse non è quella che pensano tutti. Una vittoria è importante perché in quel momento rappresenta qualcosa. Ma ci sono anche giornate in cui non vinci e capisci qualcosa di te stesso. Quelle rimangono.»

Se potessi tornare indietro e rivivere una sola giornata?

«Ne sceglierei una in cui ero semplicemente Fausto. Non il Campionissimo. Non il personaggio. Solo un uomo in bicicletta.»

E oggi, nel giorno del tuo compleanno, cosa vorresti dire agli italiani che ancora parlano di te?

«Di continuare a pedalare. Perché finché qualcuno pedala pensando a una strada, a una salita, a una fuga o semplicemente alla libertà di andare in bicicletta, un po’ di quel mondo non è ancora finito.»

ANCORA IN GRUPPO

Forse è proprio questo il senso della nostra nuova rubrica.

I campioni passano, le biciclette cambiano, le corse diventano diverse. Ma alcune storie continuano a pedalare accanto a noi.

Buon compleanno, Fausto.

Oggi, almeno per un giorno, sei tornato ancora in gruppo.

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