Wild card Giro: ecco le prime reazioni degli esclusi. Stiamo andando verso la fuga degli ultimi sponsor italiani ancora rimasti?

Come noto ieri sono stati diramati gli inviti al giro d’Italia 2017, le wild card non sono state assegnate a due squadre italiane (qui l’articolo completo) nelle ultime ore stanno arrivando nelle le reazione sui social e via note stampa dagli esclusi.

 Gianni Savio non ha nascosto il rammarico: «Una grande ingiustizia, sia sotto il profilo morale, sia sotto l’aspetto sportivo. Sono indignato e furioso».

Mario Androni  va oltre e annuncia la probabilità di un uscita dal ciclismo: «Lo scorso anno avevo fatto una valutazione, avevo stabilito che in caso di mancato invito anche nel 2017 la mia esperienza sponsorizzativa nel ciclismo sarebbe terminata. Ci avevo pensato bene un anno orsono, lo avevo detto chiaramente e ora lo confermo».
Le reazioni arrivano anche dalla Nippo Vini Fantini, il primo a parlare è stato il boss della vini Fantini Valentino Sciotti con un post pubblico sul suo profilo Facebook che riportiamo per intero:
“Sono per lavoro in Australia, mi sveglio alle 04,30 senza una ragione e penso che forse è il fuso orario che mi impedisce di dormire ma, appena accendo il telefono capisco che il problema è un altro.

VIVO E LAVORO PER UN PAESE “STRANO”.

Oggi la RCS sport ha diramato gli inviti per il Giro D’Italia e contro ogni buon senso (ammesso che ve ne sia ancora nel nostro Paese), noi siamo stati esclusi.

Ci sta che puoi essere non all’altezza di qualcosa ed allora, prima di buttare la croce addosso ad altri, cerchi di analizzare il tuo progetto in modo critico. Ti fermi e ti chiedi in cosa puoi aver sbagliato:

1) Hai dei valori atletici non all’altezza dell’evento? No, perché guardi i valori dei team invitati, li confronti con i tuoi e vedi che, hai nel team uno dei tre vincitori rimasti in attività della gara e vincitore di gare importantissime per il prestigio del nostro Paese;

2) Hai un recente Campione Italiano nel Team;

3) Hai un colombiano che nella sua ultima partecipazione ha vinto una tappa e la maglia degli scalatori;

4) Hai un altro ciclista giovanissimo vincitore al Giro;

5) Hai onorato l’ultima edizione del Giro con una prestazione di squadra importante sia dal punto di vista atletico (maglia azzurra persa all’ultimo giorno, vittoria sfiorata per una sbandata causata da uno dei due atleti dello stesso team in fuga con te, senza che fai un minimo di protesta), vittoria nella tappa finale, sfiorata di un nulla, ed i tuoi ragazzi sempre in fuga.

6) Pensi che forse gli altri abbiano finanziato l’evento più di te, ma poi ti ricordi che nessuno ti ha mai chiesto una sponsorizzazione e, ad ogni collaborazione richiesta, hai sempre risposto con la massima disponibilità.

7) Pensi che sei stato poco bravo nel rispetto delle regole etiche? Ma ti accorgi, anche dopo aver chiesto consigli a chi non ti ha invitato, che hai messo su il team con le regole etiche più rigide del mondo:

a) unico Team al mondo che obbliga i propri ciclisti a pubblicare i dati del loro Passaporto Biologico, a rischio che i tuoi concorrenti possano sapere in anticipo chi dei tuoi ciclisti sta meglio e chi stia peggio.

b) Nessuno ciclista mai squalificato in squadra.

c) Nessun ciclista indagato in squadra.

d) Nessun ciclista o membro del tuo team neanche mai multato nelle tue partecipazioni al Giro (unici al mondo).

e) hai demandato la gestione medica dei tuoi atleti ad una Università che in modo professionale, indipendente e rigido, effettua controlli costanti e sperimentali sui tuoi atleti, volti a garantirne l’assoluta trasparenza.

8) Pensi che gli organizzatori siano stati costretti a fare degli inviti per accrescere la visibilità del Giro in Paesi dove la loro notorietà può aumentare ma, scopri che la Russia aveva già un Team in gara e non organizza neanche una gara di minimo prestigio a conferma del fatto che nel Paese tutta questa passione non c’è, mentre tu rappresenti anche un continente in grandissima crescita di passione verso questo sport.

Alla fine sconsolato ti resta da darti una sola colpa:

Hai voluto cambiare questo sport portandoci delle regole etiche che potevano creargli un futuro e questo non è piaciuto a qualcuno, meglio avere team di nazioni inquisite per doping di stato, oppure team che negli ultimi 4 anni, hanno avuto ben cinque casi di doping, è questo il ciclismo che piace per il futuro. È più importante vincere che, valutare come lo si fa!

Mi dispiace signori Vegni, Di Rocco e Pier Bergonzi, io sono fatto così e non baratto il mio essere con nessun privilegio, piuttosto lascio un mondo che ho amato e che ho scoperto essere diverso da quello che pensavo. Un giorno spero di essere ricordato come quello che ci ha provato a cambiare in meglio il ciclismo, voi chiedetevi per cosa sarete ricordati?”.
Poco fa è poi entrato nel merito anche il grande Damiano Cunego, portacolori della squadra Italo nipponica che sempre con le sue presenze e con le sue prestazioni ha onorato la maglia rosa da lui vinta nel 2004 che ha scritto:”Fin dalla prima partecipazione nel 2003 ho onorato la Corsa Rosa, nel 2004 ho alzato il trofeo infinito. Fino al 2016 dove solo l’ultimo giorno ho perso la maglia azzurra, io e il mio team sulle strade e nel rispetto della regole ci meritavamo di essere al via al giro d’Italia 2017″.
Il ciclismo italiano merita questo? Siamo certi  (o almeno lo Speriamo) che Rcs in futuro saprà dare il giusto spazio a tutti, il problema è che ora veramente il sistema italiano rischia di perdere, dopo la Liquigas e la Lampre altri due solidi sponsor che facevano questo per passione e non per lucro.

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