Tour: il giorno dell’Alpe D’Huez

È il giorno della montagna regina delle Alpi francesi, è la tappa dell’Alpe D’Huez, in un tappone durissimo che prevede ben 3 ascese HC.

Pronti via e si va ad affrontare subito il Col de La Madaleine, lungo 25 chilometri, ma con una pendenza media non durissima, che viaggia intorno al 6,5%, anche se nel finale si tocca la doppia cifra. Attenzione all’altitudine: per la prima volta, in questo Tour, si arriva a quota 2000 metri, e l’aria rarefatta e povera d’ossigeno potrebbe falsare e rimescolare le carte in tavola.

Duro, ma molto corto, il secondo GPM, Lacets de Montvernier, un seconda categoria lungo poco più di 3 chilometri, ma con pendenze fra l’8 ed il 10%. Breve discesa, poi si ricomincia a salire per il lunghissimo (ma anche in questo caso, non durissimo) Col de La Croix De Fer, trampolino di lancio per la vittoria di Vincenzo Nibali a La Tossuire nel 2015. Dopo una discesa ed un breve tratto in falsopiano si entra nel clou della tappa, l’Alpe D’Huez. 14 chilometri, di cui i primi dodici si alternano sempre fra l’8 ed il 10%, con un finale che tende a spianare.

Salita lunga, dura ma regolare, che potrebbe favorire i passito-scalatori del gruppo. 21 tornanti, dedicati a coloro che si sono aggiudicarti questa salita, i cui precedenti sono tantissimi. Il primo a trionfare fu il nostro Fausto Coppi, e fra i successi italiani spiccano Gianni Bugno e Marco Pantani (entrambi due volte), Roberto Conti e Giuseppe Guerini, in un’ascesa che ha visto, fra il 1990 ed il 1999, sei successi azzurri su sette scalate.

Raffaele DiGirolamo

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