Proteste al Giro, Vegni non ci sta: qualcuno pagherà

Mauro Vegni non accetta la protesta dei corridori al Giro d’Italia 2020. Il direttore ha usato parole durissime nei confronti dei partecipanti alla corsa rosa, che questa mattina hanno deciso improvvisamente di chiedere la riduzione della tappa da Morbegno ad Asti, la diciannovesima della competizione, che misurava 258 km. Dopo una breve trattativa, si è deciso di far ripartire la tappa da Abbiategrasso, con circa 124 chilometri da percorrere. Il Grand Tour quindi ha subito una nettissima diminuzione del chilometraggio, dovuta al timore dei corridori di pedalare sotto la pioggia per diverse ore. Ma l’organizzazione non ha accettato serenamente questa protesta.

“Abbiamo subito la decisione, non l’abbiamo accettata – ha tuonato il direttore del Giro d’Italia 2020 Mauro Vegni – Chiudiamo il Giro, ma a bocce ferme qualcuno pagherà anche questo. Avevamo già dimostrato altre volte che sappiamo riorganizzarci, ma questo non toglie il rammarico e la brutta figura che oggi abbiamo fatto come ciclismo dopo tutto quello che abbiamo fatto per organizzare questo Giro e portarlo a Milano. Questa brutta figura cancella tutto il lavoro fatto“.
La questione meteo non è stata giudicata abbastanza per giustificare questa protesta: “Per essere ottobre è andata bene, sapevamo da un anno che ci sarebbe stata una tappa di 250 km. Non fa freddo, c’erano 13 gradi stamattina. Non c’era nessun presupposto per fermarsi. Gran parte dei corridori non era d’accordo. Ma come al solito, basta che qualcuno dica qualcosa tra i corridori e si ferma tutto. Io ho scoperto la cosa stamattina, a me non è arrivata nessuna richiesta. Ho parlato con uno o due corridori della Lotto Soudal, e tra l’altro l’unico bus che mancava era della Lotto. Non c’è più dialogo tra corridori e squadre, ma se fossi un datore di lavoro e un mio dipendente si comportasse così mi farei delle domande”.

Vegni ha poi concluso con una considerazione amara: “Non può esserci un tavolo di trattativa a un quarto d’ora dalla partenza. O fermi la corsa o parti con quattro persone facendo comunque una brutta figura. La storia non finisce qui, arriviamo a Milano e qualcuno pagherà“. Parole che di certo non spengono l’enorme eco di polemiche che nascerà da questa giornata.

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