Pantani e i suoi 50 anni

Chissà se avrebbe continuato a frequentare il mondo del ciclismo, magari come direttore sportivo di qualche team di primo piano o opinionista di punta del piccolo schermo nel raccontare quelle stesse grandi prove che lo hanno incoronato leggenda.

Lunedì 13 gennaio Marco Pantani avrebbe compiuto 50 anni, l’età giusta per mettere a frutto tutta l’esperienza di una vita sui pedali per consolidarne un’altra, ugualmente prestigiosa e memorabile. Il ‘Pirata’, invece, arrestò bruscamente la sua corsa il 14 febbraio, giorno di San Valentino, del 2004 in un albergo di Rimini, ufficialmente per una intossicazione acuta da cocaina e psicofarmaci antidepressivi, con conseguente edema polmonare e cerebrale, così come provato dall’autopsia fatta nelle ore seguenti al suo decesso e da una successiva perizia medico-legale del 2015. In realtà, la vicenda della morte della ‘bandana’ più’ famosa di sempre sembra ancora tutta da scrivere ma ciò nulla toglie alla grandezza di quello che può essere a ragione considerato il più grande scalatore italiano di tutti i tempi.

Nato a Cesena il 13 gennaio 1970, Pantani è stato professionista dal 1992 al 2003, ottenendo in totale 46 vittorie in carriera con i migliori risultati nelle corse a tappe, vincendo la medaglia di bronzo ai Mondiali in linea del 1995 e, nello stesso anno (1998), il Giro d’Italia e il Tour de France, risultando l’ultimo ciclista (dopo Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Stephen Roche e Miguel Indurain) ad aver realizzato l’accoppiata Giro-Tour, ovvero il trionfo nella stessa stagione nelle due maggiori corse a tappe. Escluso dal Giro 1999 a seguito di un valore di ematocrito al di sopra del consentito, il fuoriclasse romagnolo risenti’ del clamore mediatico suscitato dalla vicenda e, pur tornato alle gare non molto tempo dopo, raggiunse solo sporadicamente i livelli cui era abituato. Da qui la depressione e l’incontro con la droga, che gli risultò comunque fatale. Ma che comunque non intaccò mai la sua figura di campione, osannata in Italia ma anche oltre confine, di ispirazione per opere d’arte, di piece teatrali per tanti giovani che, vedendo e rivedendo i suoi scatti in quota, hanno tentato di emularlo.

Pantani resterà per sempre un’icona e sopravviverà alle mode dello sport grazie alle emozioni che ha saputo trasmettere in bicicletta. E che avrebbe potuto continuare a regalare anche in altri ambiti se la sua vita non fosse terminata troppo presto.

Rai Sport

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