Cipollini senza freni sul terzo mondiale di Sagan e sulle strategie di tutti i ct


«Sagan è qualcosa di straordinario, perfettamente adatto per questo ciclismo definiamolo moderno. Vittoria che lo fa entrare nell’Olimpo del ciclismo, credo che Sagan non avesse bisogno di vincere questo mondiale per mostrarlo».

Così interviene ai microfoni di Tutti convocati su Radio 24 Mario Cipollini, che intervistato a proposito del campione di ciclismo Peter Sagan, aggiunge: «Straordinario Sagan e su questo nessun dubbio, ma mi chiedo una cosa in questi ultimi 15 anni: quanto sia cambiato il ciclismo. Io sono arrivato a correre il mondiale di Zolder nel 2002 che ero considerato il favorito, i miei avversari erano Erik Zabel e Robbie McEwen, cioè la Germania e l’Australia. Due grandissime squadre che quel giorno non hanno mosso una foglia per far sì che noi arrivassimo in volata; per cui la responsabilità è stata tutto il giorno della Nazionale italiana. Da quando il ciclismo lo consideriamo tale, se tu non hai una nazionale non riesci ad essere lì davanti per giocarti il mondiale. Sagan da solo straordinario ne vince tre. Allora mi chiedo, indubbio che Sagan sia un fuoriclasse eccezionale, ma tutti gli altri, tutti gli allenatori, tutti i direttori sportivi, cosa hanno in comune? Perché si permette a Sagan di arrivare in volata in una corsa come quella di ieri di 274 km, quando si può inventare qualsiasi cosa? Non è una critica soltanto alla Nazionale italiana, la mia non è una critica, mi piacerebbe potermi confrontare con il ct Davide Cassani. Mi chiedo: quando tu a 60 km dall’arrivo hai un gruppetto con 6/7 corridori in fuga e hai De Marchi, la tua difesa è De Marchi in quel momento, ma è un alibi politico per dire che la nazionale italiana è presente, o tu oggettivamente punti su De Marchi in quel momento? Perché allora non capisco nulla di ciclismo io. Mi dico: se per te va bene De Marchi, senza nulla togliere a De Marchi che è lì a fare un tipo di lavoro, non è la garanzia di risultato. Quindi mi dico: hai degli atleti forti, abbiamo una bella nazionale, perché non la sfruttiamo meglio?».

E ancora: «Perché non li sfrutto diversamente questi atleti (della Nazionale italiana, ndr), senza far sì che me li facciano fuori agli ultimi due giri senza nemmeno averli potuti sfruttare? È come avere un forte centrocampo e non farlo lavorare. È normale – continua Cipollini – che sul cambio di ritmo finale posso perderne un sacco per strada e sono sicuro che me ne possono rimanere due Trentin e Moscon con il punto interrogativo di Colbrelli. È un ciclismo che, tra virgolette, ci sta annoiando un po’. Perdiamo il Tour de France e prendiamo l’ultima Vuelta, la Sky davanti che detta il ritmo, i gregari di Froome sono forti quanto gli avversari più importanti, per cui i gregari di Froome tengono testa agli attaccanti – vedi Nibali, vedi Bardet, vedi gli altri -. Poi naturalmente Froome negli ultimi tre minuti di corsa, cioè l’ultimo km e mezzo, sarà allenato a far quello, nell’ultimo km e mezzo di salita fa la differenza. E c’è un piattume che non ci porta a vedere qualcosa di straordinario. Voglio dire, lo stesso Armstrong aveva due nazionali come la Telecom e la Once a contrastare le vittorie dell’americano. Lo stesso Indurain, che ha vinto una valanga di Tour anche lui, però aveva dei corridori importanti a cercare di contrastarlo. Ora il dominio è nelle corse a tappe di Froome della Sky e nelle corse in linea di Sagan che ogni tanto si diverte anche a buttarle via perché, sinceramente, stavo analizzando anche l’approccio alla corsa. Io Sagan lo vedo un attimo un po’, se provo a fare un paragone, come Alberto Tomba, cioè quel talento e quella capacità di essere superiore a tutti gli altri che lo rende quasi incosciente. Allora Sagan che ti parte il giorno prima non so da dove, penso dal Principato di Monaco, e va a correre il mondiale a Berghen, già il fatto di cambiare aria, un posto completamente diverso, da Monaco sul mare a Bergen nel nord, uno normale ci va una settimana prima, uno che punta al campionato del mondo, perché vuole acclimatarsi al sistema, vuol vedere le strade, studiare le curve. No, lui arriva lì il giorno prima, come a giocare una partita a briscola. La stessa cosa che avveniva ad Alberto probabilmente, che si trovava al cancelletto di partenza della seconda manche di un’olimpiade o di un campionato del mondo e la viveva con l’incoscienza quasi infantile mentre i suoi, Zurbriggen piuttosto che Girardelli, avevano la maturità di dire: cavolo, mi sto giocando un’olimpiade. E si bloccavano. Questo è un mio personalissimo, spero non errato, paragone; però fa capire che Sagan lo vive in un modo talmente superiore, perché la superiorità gli è data da una garanzia che gli avversari non sanno nemmeno rendergli la vita difficile. Ora, io mi dico una cosa: noi purtroppo non abbiamo visto gli ultimi 2 km e mezzo di corsa, che erano il punto cruciale. Chi avrà chiuso quel buco su Alaphilippe? E poi mi chiedo, sempre una piccola nota: Moscon è sicuramente uno dei grandi, e questo fortunatamente ci dà uno spiraglio di speranza, ed è fortissimo, ma perché gli abbiamo fatto fare la cronometro individuale? Passava alla cronometro a squadre alla domenica, e tieniti due energie. Perché la cronometro individuale in realtà ormai sai che non la vinci, lasciagli il tempo di recuperare perché ieri s’è vista una nota, che lui ha fatto un’accelerazione allucinante veramente incredibile che ha lasciato sui pedali Gilbert ed è andato a riprendere Alaphilippe. Lui, quel serbatoio di glicogeno che aveva nelle gambe, l’ha bruciato con quella sparata lì. Se il mercoledì o il giovedì si fosse risparmiato, avesse fatto una settimana di preparazione per essere a posto, probabilmente Alaphilippe non l’avrebbe staccato e forse c’era una possibilità che arrivassero. Ora mi chiedo: chi è che ha chiuso il buco per andare a prendere Alaphilippe? Non è che siamo stati per caso noi italiani con Bettiol? In quel caso, personalmente, avremmo commesso un errore, a mio avviso».

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