Sagan re del pavé

 

Ha risposto alle polemiche di questi giorni come solo i grandi campioni sanno fare. Peter Saganha vinto la sua prima Parigi-Roubaix, la prima per uno slovacco e la sua personale seconda classica monumento, andando via a -55km dalla conclusione, con oltre duecento chilometri sulle spalle e quasi due ore di gara ancora davanti. L’ha fatto in risposta ad un attacco di Van Avermat, proprio dopo che il gruppo dei big aveva chiuso sul belga. Ha allungato, così.. per provare e si è quasi sorpreso di non trovarsi attaccato alle ruote qualche Quick Step. Così, su un tratto completamente asfaltato, ha lasciato tutti e si è gettato all’inseguimento dei fuggitivi.

Dietro, Van AvermatTerpstra & Co devono aver pensato “ma dove va.. adesso?” o qualcosa di simile. Non sono sembrati né domi, né piegati, né sorpresi, solo.. rilassati, forse convinti che la strada avrebbe ricondotto a più miti consigli il campione del mondo.

Dicevamo delle polemiche che hanno accompagnato l’edizione n. 116 della corsa francese. Ad onor del vero le aveva innescate proprio Sagan, lamentandosi del marcamento stretto degli uomini Quick Step e, soprattutto, del fatto che gli altri nel gruppo non gli avrebbero dato una mano a mettere in difficoltà lo squadrone di Terpstra al Fiandre. Gli hanno risposto un po’ tutti, da Gilbert e Boonen fino all’ultimo degli appassionati. Quelli schierati “contro” a prescindere. Perché Peter divide il tifo: tanti a favore, altrettanti contro. Tra le accuse più brucianti due: essere lui il primo “succhiaruote” e di non aver vinto nessuna Classica Monumento anche in questo 2018 dopo il digiuno del 2017.

Oggi, in una giornata calda oltre le previsioni, sopra le pietre che hanno fatto la storia di Francia e del ciclismo mondiale, Sagan ha risposto ad entrambe le accuse, dimostrando, ancora una volta, che è lui l’uomo d’oro del ciclismo attuale.

Una volta lasciata la compagnia di Van Avermat e Tepstra (sicuramente i due più agguerriti e pericolosi avversari, che chiuderanno poi rispettivamente al 4° e 3° posto), Sagan dà fondo alle sue energie e nello spazio di 10 chilometri si riporta sul gruppo dei fuggitivi della prima ora, forte di Silvan Dillier (Ag2r), Jelle Wallays (Lotto Soudal) e Sven Erik Bystrom(UAE Team Emirates). Gli ultimi due cedono poco dopo, sul forcing del campione del mondo, mentre lo svizzero tiene.. con i denti, ma tiene.

Intanto dietro Terpstra riorganizza forze e inseguitori. Il forcing dei big è impressionante e si concretizza soprattutto nel tratto più duro e atteso, il Carrefour de l’Arbre. Sagan e Dillier vedono scendere il loro vantaggio sotto il minuto, ma non sembrano stanchi. Impressionante, da questo punto di vista, la tenacia dell’elvetico, in fuga dalla prima ora di gara e in grado di non farsi staccare dallo slovacco. Ad onor del vero in alcuni momenti ci è sembrato di rivivere la seconda Roubaix di Duclos-Lassalle quando il compianto Ballerini lo trascinò letteralmente fino al traguardo per poi vedersi superare. Ma Sagan di questi tempi è un corridore troppo forte ed esperto per bucare una volata. Soprattutto se questa gli permette di vincere la sua seconda classica monumento, dopo il Fiandre del 2016 e la 104^ vittoria in carriera.

Sfrecciare in maglia iridata nel velodromo di Roubaix è un privilegio per pochi: Van LooyMerckxMoser e, l’ultimo, Hinault nel 1981. Dopo quella vittoria il Tasso non tornò più da queste parti… Siamo certi che Sagan il prossimo anni invece ci vorrà riprovare.

Per quanto riguarda la corsa degli italiani, da segnalare l’ottimo lavoro di Daniel Oss, grazie al quale l’attacco di Van Avermat è stato prontamente rintuzzato. Il trentino è quello che assistito, soprattutto nei momenti decisivi, il campione del mondo, coprendo anche subito dopo il suo attacco ogni tentativo di recupero. Gianni Moscon è caduto proprio mentre Sagan attaccava, ma si trovava comunque nel secondo gruppo inseguitore. Sfortunato Matteo Trentin, caduto ancora prima e costretto al ritiro. Primo degli italiani all’arrivo Marco Marcato, 18°.

La corsa odierna è stata anche caratterizzata dal drammatico incidente che ha visto protagonista Michael Goolaerts. Il 23enne ciclista belga, 23 anni, è stato portato via in elicottero all’ospedale di Lille. I medici gli hanno effettuato un massaggio cardiaco ai margini della carreggiata. Successivamente si è appreso che Goolaerts non sarebbe rimasto vittima di una caduta ma di un malessere e di un arresto cardiaco.

A.U.

ORDINE DI ARRIVO: 1. Peter Sagan (Slk); 2. Dillier (Svi); 3. Terpstra (Ola) a 57”; 4. Van Avermaet (Bel) a 1’34”; 5. Stuyven (Bel); 6. Vanmarcke (Bel); 7. Politt (Ger) a 2’31”; 8. Phinney (Usa); 9. Stybar (Cec); 10. Debusschere (Bel

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